Sai che, se un team non cresce, non prende iniziativa e fatica ad adattarsi, il problema è raramente la mancanza di competenze tecniche?
Nella maggior parte dei casi, il problema è come viene esercitata la leadership.
È un pattern che emerge spesso quando si leggono engagement survey, risultati di performance o dati di retention: le persone non lasciano le aziende, ma lasciano i loro manager.
Non perché manchino obiettivi o processi, ma perché non trovano spazio per crescere, assumersi responsabilità e imparare dagli errori.
Negli ultimi anni, soprattutto per HR e People Manager, è diventato sempre più evidente che la leadership non è una questione di carisma o stile personale, ma di impatto concreto su motivazione, autonomia e sviluppo delle competenze. Alcuni leader riescono ad attivare il potenziale delle persone, altri ottengono risultati solo nel breve periodo, attraverso controllo e dipendenza decisionale.
La leadership trasformazionale nasce proprio per spiegare questa differenza: perché alcuni leader favoriscono crescita, adattamento e responsabilità diffusa, mentre altri mantengono il controllo ma finiscono per bloccare l’evoluzione dei team e dell’organizzazione.
Vediamo insieme cosa si intende davvero per leadership trasformazionale, quali sono le sue caratteristiche, gli esempi concreti di applicazione e perché oggi è fondamentale per lo sviluppo dei talenti e per le organizzazioni orientate alle competenze.
La leadership trasformazionale è uno stile di leadership che si misura non tanto da ciò che il leader controlla, ma da come riesce a far evolvere comportamenti, competenze e mindset delle persone.
Volendo dare una definizione di leadership trasformazionale in parole semplici, potremmo dire che significa guidare un team creando le condizioni perché le persone sviluppino autonomia, responsabilità e capacità decisionale, andando oltre l’esecuzione del compito assegnato.
A differenza della leadership transazionale a cui siamo abituati, che si basa su obiettivi, controllo e scambio (prestazione in cambio di ricompensa), la leadership trasformazionale agisce sul livello più profondo della performance: motivazione intrinseca, apprendimento, senso di ownership e capacità di affrontare la complessità.
In un certo senso, ci troviamo davanti ad un paradigma che viene completamente ribaltato: non è una leadership che ci dice cosa fare, ma lavora sul come e sul perché le persone prendono decisioni, collaborano e si assumono responsabilità.
Come puoi immaginare, questo modello è particolarmente rilevante oggi perché le organizzazioni lavorano in contesti sempre più ibridi, dinamici e skill-based, dove i ruoli cambiano rapidamente e il valore deriva soprattutto dalla capacità di adattarsi, imparare e contribuire in modo trasversale.
Abbiamo detto che la leadership trasformazionale si misura dall’effetto che produce sui comportamenti, sulla motivazione e sulla capacità di crescita delle persone. Le sue caratteristiche diventano evidenti nel modo in cui il lavoro viene interpretato, le decisioni vengono prese e le responsabilità distribuite.
Per capire come si adatta questo concetto nella realtà, ecco alcune caratteristiche di un leader trasformazionale:
Tra i diversi modelli che hanno cercato di spiegare la leadership trasformazionale, quello delle 4 “I” di Bernard Bass è il più riconosciuto e utilizzato in ambito organizzativo.
Il modello di Bass è particolarmente popolare perché non descrive la leadership come un tratto astratto o uno stile personale, ma come un insieme di comportamenti osservabili che producono effetti concreti su motivazione, apprendimento e performance dei team.
Vediamo nel dettaglio le quattro componenti.
Il leader trasformazionale esercita un’influenza forte attraverso l’esempio. I collaboratori lo percepiscono come un punto di riferimento credibile, coerente e affidabile. La fiducia nasce dal fatto che il leader agisce in linea con ciò che dichiara, mantiene standard etici elevati ed è disposto ad assumersi rischi personali per la missione e per il team.
In questo senso, la leadership carismatica non è questione di personalità, ma di coerenza comportamentale: le persone seguono il leader perché ne condividono i valori e si riconoscono nel suo modo di prendere decisioni, soprattutto nei momenti complessi.
Un leader trasformazionale è in grado di dare significato al lavoro quotidiano. Il suo compito è quello di costruire una visione chiara e condivisa che rende quegli obiettivi rilevanti per il team.
Utilizzando la comunicazione, entusiasmo e ottimismo realistico, rafforza il senso di appartenenza e lo “spirito di squadra”.
Il risultato è un clima in cui le persone non lavorano solo perché devono portare a termine dei compiti, ma perché percepiscono di contribuire a qualcosa di più ampio. La motivazione nasce quindi dall’identificazione con uno scopo comune.
Questa dimensione riguarda la capacità del leader di stimolare pensiero critico e apprendimento. Il leader trasformazionale incoraggia le persone a mettere in discussione assunti consolidati, a cercare soluzioni alternative e a guardare ai problemi da prospettive nuove.
Una differenza importante con gli stili di leadership più “classici” riguarda, ad esempio, la gestione dell’errore. Gli errori non vengono usati come strumento punitivo, ma come occasione di apprendimento. La critica pubblica viene evitata proprio per non inibire la creatività e l’iniziativa. In questo contesto, le persone si sentono autorizzate a pensare, proporre e migliorare, aumentando la capacità adattiva del team e dell’organizzazione.
L’ultima “I” di Bass riguarda la considerazione delle differenze individuali. Un leader agisce come coach e mentore, riconoscendo che ogni persona ha bisogni, motivazioni e potenziale diversi. L’ascolto attivo, il feedback personalizzato e la comunicazione bidirezionale sono elementi imprescindibili di questa dimensione.
L’obiettivo è creare le condizioni affinché ciascun collaboratore possa sviluppare il proprio potenziale e assumere livelli crescenti di responsabilità.
La differenza tra leadership trasformazionale e leadership transazionale sta nel tipo di relazione che il leader costruisce con le persone e nel modo in cui ottiene risultati.
Nello specifico:
Potremmo dire, quindi, che la leadership transazionale mantiene il sistema in equilibrio e garantisce continuità; quella trasformazionale lo fa evolvere, rendendolo più resiliente in contesti complessi, dinamici e skill-based.
Sviluppare leadership trasformazionale richiede di andare oltre etichette e stili dichiarati, per concentrarsi su comportamenti osservabili e competenze reali.
Skillvue supporta HR e organizzazioni nel rendere la leadership una capacità misurabile, sviluppabile e governabile nel tempo.
Attraverso valutazioni oggettive delle competenze di leadership, Skillvue consente di analizzare in modo strutturato aspetti chiave come capacità decisionale, responsabilità, comunicazione, sviluppo delle persone e stimolazione del pensiero critico.
Le valutazioni si basano su evidenze comportamentali, raccolte tramite domande situazionali e logica BEI (Behavioural Event Interview), che permettono di osservare come una persona ha agito o agirebbe in contesti reali, non come descrive sé stessa.
Questo approccio rende Skillvue uno strumento concreto per supportare:
In questo modo, la leadership smette di essere una qualità astratta o un titolo legato al ruolo e diventa una capacità misurabile, allineata ai comportamenti che fanno davvero crescere persone, team e organizzazioni.
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