Promuovere un buon professionista a manager è una delle decisioni più delicate che puoi prendere e, spesso, anche una delle più rischiose.
Ti è probabilmente capitato di vedere ottimi specialisti diventare manager mediocri. Non per mancanza di impegno, ma perché le competenze richieste cambiano radicalmente. Semplicemente, gestire attività non è lo stesso che gestire persone e coordinare un team non coincide con essere il più competente tecnicamente.
Quando si parla di competenze manageriali, il rischio è doppio: da un lato ridurle a una lista generica di qualità “desiderabili”, dall’altro confonderle con il ruolo formale o con l’anzianità aziendale.
Dal punto di vista di un HR, la questione è molto più concreta: quali competenze distinguono davvero un manager efficace e, soprattutto, come individuarle?
Sappiamo che le competenze manageriali non si leggono nel CV e non emergono da dichiarazioni generiche in colloquio, ma è molto più facile notarle nei comportamenti quotidiani. Ad esempio, possiamo riscontrarle nel modo in cui una persona prende decisioni sotto pressione, gestisce conflitti, assegna priorità, sviluppa i collaboratori e mantiene allineamento sugli obiettivi.
Ecco quali sono oggi le competenze manageriali realmente rilevanti, come si distinguono dalle semplici abilità tecniche e, soprattutto, come puoi riconoscerle in modo oggettivo all’interno della tua organizzazione.
Le competenze manageriali riguardano il modo in cui una persona esercita responsabilità sugli altri e sui risultati. Volendo dare una definizione di competenze manageriali, queste sono l’insieme di capacità che permettono di:
Uno degli equivoci più frequenti è confondere attività e valore generato. Un manager può organizzare molte riunioni, monitorare task, chiedere report dettagliati, ma questo non è di per sé indice di competenza manageriale. La vera differenza si vede nell’impatto: il team è allineato? Le decisioni sono chiare? I conflitti vengono gestiti o evitati? Le persone crescono o restano dipendenti dal capo?
Ecco perché dobbiamo fare una distinzione tra performance individuale e capacità di generare performance attraverso gli altri. Le competenze manageriali entrano in gioco proprio qui. Non riguardano solo cosa una persona sa fare, ma cosa riesce a far accadere attraverso il proprio ruolo.
Abbiamo già parlato di cosa si intende per competenze trasversali e quali sono le più importanti. In realtà, anche le competenze manageriali possono essere trasversali, perché non riguardano un ambito tecnico specifico, ma il modo in cui una persona esercita responsabilità, prende decisioni e guida altri verso un risultato.
La differenza è che, nel ruolo manageriale, queste competenze non sono più “di supporto”, ma diventano centrali. Se in uno specialista possono influenzare la qualità del contributo individuale, in un manager incidono direttamente sulla performance di più persone, sulla tenuta del team e sulla coerenza con la strategia aziendale.
Ecco gli esempi di competenze manageriali che emergono con maggiore frequenza.
La leadership è la capacità di orientare il team verso una direzione chiara, anche in condizioni di ambiguità.
Possiamo osservarla quando un manager definisce priorità coerenti, prende decisioni assumendosi responsabilità e mantiene allineamento nei momenti di incertezza.
Un manager efficace mantiene il focus sui risultati senza disperdere energie in dinamiche non funzionali.
Possiamo notare l’orientamento agli obiettivi quando traduce la strategia in priorità operative, rinegozia scadenze in modo trasparente e guida il team verso esiti concreti, non solo verso attività completate.
Gestire persone significa gestire dinamiche emotive. Questa competenza si manifesta nella capacità di leggere tensioni nel team, modulare il proprio stile comunicativo e affrontare feedback o conflitti senza irrigidirsi o evitare il confronto.
Gran parte del lavoro manageriale è mediazione tra interessi diversi: top management, team, altre funzioni. Una competenza come la negoziazione emerge quando un manager esplicita vincoli, costruisce soluzioni accettabili e mantiene relazioni funzionali anche in presenza di divergenze.
Nei ruoli manageriali i problemi raramente sono tecnici e lineari. Coinvolgono persone, priorità e vincoli organizzativi.
Possiamo notare il problem solving nella capacità di analizzare la situazione, distinguere fatti da percezioni e prendere decisioni praticabili in tempi congrui.
Entriamo ora ancora più nello specifico per capire come riconoscere le competenze di un manager nel contesto in cui lavora.
Nel lavoro quotidiano, le competenze manageriali non si manifestano in modo spettacolare, ma sono visibili nei dettagli: nel modo in cui un manager conduce una riunione, prende una decisione scomoda, gestisce una priorità che cambia o affronta un errore del team.
Se vuoi valutarle davvero, devi spostare l’attenzione dalle dichiarazioni ai comportamenti.
Un manager competente non monopolizza la conversazione né si limita a facilitare in modo neutro. Puoi osservare se:
La differenza non è nello stile comunicativo, ma nella capacità di trasformare una discussione in un avanzamento concreto.
La gestione del conflitto è uno dei migliori indicatori di maturità manageriale. Questo perché, sotto pressione, emergono comportamenti che difficilmente sono “simulabili”.
In caso di conflitti, puoi osservare se il manager:
Ogni manager dice di saper stabilire priorità, ma non tutti lo fanno in modo coerente. Osserva se:
Se ti occupi di selezione, sviluppo o piani di successione, sai quanto sia facile cadere nella valutazione per impressioni. Un manager carismatico viene percepito come leader. Un professionista molto competente tecnicamente viene considerato pronto per guidare un team. Una persona con cui c’è affinità viene ritenuta “allineata”.
Il problema è che queste “scorciatoie” non sono predittive della qualità manageriale nel tempo.
Per valutare davvero le competenze manageriali, serve un cambio di prospettiva:
Skillvue supporta HR e organizzazioni nella valutazione oggettiva delle competenze manageriali attraverso assessment basati su scienze psicometriche, domande situazionali e metodologia BEI (Behavioural Event Interview).
Invece di chiedere a una persona “che tipo di leader sei?”, l’assessment osserva come ragiona e decide di fronte a scenari manageriali concreti: conflitti tra collaboratori, priorità in competizione, feedback, cambiamenti organizzativi.
Se vuoi prendere decisioni sulle competenze manageriali basate su dati e non su impressioni, gli Skill Assessment di Skillvue sono un primo passo concreto. Per saperne di più, inizia da qui.