Se lavori come HR, saprai bene che inserire una nuova persona in azienda vuol dire fare un investimento enorme di tempo, budget, energia manageriale.
Una delle domande a cui (troppo spesso) non ci si sofferma a rispondere è: quanto di questo investimento dipende davvero da come strutturi l’onboarding aziendale?
Secondo Gartner, circa il 50% dei candidati selezionati per un’offerta di lavoro si tira indietro prima di iniziare. Ciò avviene perché, dopo l’entusiasmo iniziale, qualcosa si interrompe nel processo: comunicazione poco strutturata, aspettative non chiarite, tempi lunghi, relazione debole con il futuro manager.
Se la persona non ha chiarezza su cosa farà davvero, su quali saranno le priorità dei primi mesi o su come verrà misurata la sua performance, il rischio aumenta.
Riflettendo sulle conseguenze, ogni inserimento che non va a buon fine comporta:
Per questo l’onboarding aziendale va progettato come un processo strutturato e misurabile.
In questa guida analizziamo come strutturare un processo di onboarding aziendale efficace e come ridurre i rischi legati a questo step.
L’onboarding è un processo di allineamento progressivo tra persona, ruolo e organizzazione. Possiamo definirlo come la costruzione di chiarezza su tre dimensioni fondamentali:
Molto spesso si confonde il concetto di onboarding e quello di accoglienza. In realtà ci sono differenze sostanziali: l’accoglienza riguarda l’esperienza iniziale, mentre l’onboarding riguarda la capacità della persona di diventare autonoma, produttiva e integrata nel sistema organizzativo.
Riportandolo su un piano pratico, un onboarding efficace risponde a domande molto concrete:
Se consideri l’onboarding come un processo, devi anche accettare che non si esaurisce nei primi giorni.
Uno degli errori più comuni, infatti, è trattarlo come un blocco unico: prima settimana intensa, poi progressivo disinteresse. In realtà, ogni fase dell’onboarding risponde a una domanda specifica:
Strutturare l’onboarding per fasi ti permette di evitare improvvisazioni, distribuire responsabilità in modo chiaro e introdurre momenti di verifica concreti.
Entriamo nello specifico e vediamo quali sono le fasi da integrare per un buon onboarding in azienda.
Il preboarding è la fase che va dall’accettazione dell’offerta al primo giorno di lavoro.
È una finestra temporale spesso sottovalutata, ma strategica, perché è proprio in questo step che si consolida la decisione della persona di entrare in azienda.
Se questa fase viene gestita male, il nuovo ingresso resta in una zona di incertezza.
Nel preboarding puoi intervenire in modo molto operativo:
Le prime settimane sono il momento in cui l’onboarding entra ancora più nel vivo.
Molti processi si concentrano sull’accoglienza iniziale, ma trascurano la fase in cui la persona deve, effettivamente, “calarsi” nel ruolo per cui è stata assunta.
Nelle prime settimane puoi rendere l’inserimento operativo più solido intervenendo su alcuni punti particolarmente strategici:
Dopo le prime settimane operative, lo step più utile è verificare se la persona sta lavorando esattamente sul perimetro per cui è stata inserita.
Spesso un disallineamento delle aspettative non dipende da una mancanza di competenze, ma da aspettative poco chiarite. Facendo un esempio, il manager si aspetta un certo livello di autonomia, mentre la persona crede di essere ancora in fase di apprendimento. L’HR pensa che le priorità siano chiare, il team le interpreta in modo diverso.
Per strutturare questa fase in modo efficace puoi intervenire su alcuni punti concreti:
Una persona può essere competente e operativamente allineata, ma non ancora integrata nel sistema culturale dell’organizzazione.
L’integrazione culturale riguarda la comprensione delle regole non scritte: facciamo riferimento, ad esempio, a come si prendono davvero le decisioni, quanto è valorizzata l’autonomia, come si gestiscono errori e conflitti, quale stile di leadership è considerato efficace.
Questa fase è spesso lasciata all’adattamento spontaneo, anche se in realtà è uno dei passaggi che incide maggiormente su engagement e retention nei primi mesi.
Per supportare l’integrazione culturale puoi agire in modo strutturato:
Arrivati a questo punto, l’onboarding non dovrebbe più essere percepito come una fase “iniziale”, ma come un percorso che evolve.
Molte organizzazioni aspettano la prima performance review formale. Nel frattempo, però, segnali importanti possono essere già emersi, come ad esempio difficoltà ricorrenti, incomprensioni sulle priorità, autonomia non ancora consolidata.
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Ecco come rendere il monitoraggio realmente efficace:
Quando una nuova persona entra in azienda, dai per scontato che le competenze valutate in fase di selezione siano sufficienti. In realtà il contesto reale è diverso dal colloquio, perché qui cambiano le dinamiche, i vincoli, le priorità operative.
Nei primi mesi puoi capire se c’è coerenza tra profilo e ruolo.
Durante l’onboarding puoi distinguere tre situazioni molto diverse tra loro:
Confondere questi tre scenari porta a interventi inefficaci. Se il problema è un gap tecnico, serve sviluppo. Se è un mismatch, serve una decisione organizzativa. Se è culturale, serve riallineamento e feedback.
In questo senso, l’onboarding è anche una fase di assessment sul campo.
Se l’onboarding è anche una fase di verifica delle competenze, allora non puoi dare per scontato che ciò che hai valutato in selezione sia sufficiente per garantire performance nel contesto reale.
Integrare uno skill assessment all’inizio del percorso di onboarding ti permette di ridurre il rischio di mismatch in modo strutturato. Non per “riesaminare” la persona, ma per:
Skillvue supporta questo passaggio attraverso assessment basati su scienze psicometriche, domande situazionali e metodologia BEI (Behavioural Event Interview). In fase di onboarding, questo significa osservare come la persona ragiona di fronte a scenari concreti e confrontare il suo profilo con le competenze realmente richieste dal ruolo.
In questo modo, potrai:
Se vuoi prendere decisioni sui nuovi ingressi basate su competenze reali e non solo su aspettative, gli Skill Assessment di Skillvue possono essere un primo passo concreto. Per saperne di più, inizia da qui.