Quante candidature arrivano oggi da LinkedIn, Instagram o altri social? E quante di queste si rivelano davvero rilevanti quando il processo entra nel vivo?
Negli ultimi anni il social recruiting è passato dall’essere una sperimentazione “di contorno” a una leva strutturale per attrarre talenti. Ciò non è avvenuto solo perché i social sono diventati improvvisamente canali di selezione, ma perché è cambiato il modo in cui le persone scoprono le aziende, valutano un’opportunità e decidono se candidarsi.
Prima ancora di leggere un annuncio, i candidati osservano come comunichi, cosa racconti del lavoro quotidiano, che tipo di persone dai visibilità e quali valori emergono dai tuoi contenuti.
Come saprai se ti occupi di HR, il recruiting inizia molto prima dell’application e si gioca sempre di più sulla capacità di costruire relazione, credibilità e coerenza sui canali social. Allo stesso tempo, ciò significa anche affrontare nuove complessità, perché attirare attenzione è una cosa, selezionare competenze reali è un’altra.
In questa guida vediamo cos’è davvero il social recruiting, come funziona nei processi HR e quali strategie possono aiutarti a renderlo uno strumento efficace di attrazione e selezione del talento.
Il social recruiting è l’uso strategico dei canali social per attirare, coinvolgere e selezionare talenti, non soltanto per pubblicare offerte di lavoro ma per costruire una presenza coerente dell’azienda nella mente dei potenziali candidati e supportare l’intero journey dal primo contatto alla candidatura effettiva.
La differenza rispetto al recruiting tradizionale è proprio quella di interagire attivamente con professionisti ovunque essi si trovino, dando visibilità alla cultura, alle storie di team, ai progetti e ai valori aziendali, tutti fattori che spesso determinano la decisione di un candidato di candidarsi.
Il social recruiting non è nemmeno sinonimo di LinkedIn: nonostante questa piattaforma resti centrale (con il 72% dei recruiter che la utilizza come principale canale per annunci di lavoro, secondo un report Jobvite), anche Facebook, Instagram, Twitter e altri social contribuiscono a costruire awareness e engagement.
Considera che:
In questo momento, quindi, i candidati si aspettano di trovarti dove trascorrono il loro tempo digitale, e i social non sono più un “extra” ma una parte integrante della talent strategy. Nel processo di selezione, i social influenzano il candidate journey fin dai primi momenti, prima ancora che una candidatura venga inviata: i candidati osservano contenuti su cultura aziendale, testimonianze di dipendenti, messaggi sui valori (inclusi Diversity & Inclusion), e formano una prima impressione che può accelerare o ostacolare il loro coinvolgimento.
Per capire come funziona il social recruiting, la prima cosa da fare è guardarlo come un processo strutturato. Di fatto, i social diventano un’estensione dei processi HR: canali di attrazione, relazione e conversione che accompagnano il candidato lungo tutto il percorso, dal primo contatto fino all’ingresso nel processo di selezione.
Ecco tutte le fasi più importanti e strategiche.
Il primo passo è scegliere quali canali presidiare, in base ai target professionali che vuoi raggiungere.
LinkedIn resta centrale per profili corporate, specialisti e manager, mentre Instagram, TikTok e Facebook sono sempre più rilevanti per ruoli junior, tech, retail o ad alta rotazione. La differenza non è solo demografica, ma di linguaggio e aspettative: i canali professionali favoriscono contenuti orientati a carriera e competenze, quelli
generalisti funzionano meglio per mostrare contesto, clima e quotidianità lavorativa.
Il cuore del social recruiting è il contenuto. In tal caso dobbiamo fare una distinzione tra annunci di lavoro e contenuti di valore. I primi servono a intercettare un bisogno immediato, i secondi a costruire fiducia nel tempo. Tutto ciò che riguarda employer branding, storytelling sui team, racconto dei progetti, vita aziendale e scelte organizzative aiuta i candidati a capire se l’azienda è davvero il posto giusto per loro.
Dal punto di vista HR, l’obiettivo non è “vendere” l’azienda, ma rendere visibili criteri, cultura e modo di lavorare, così da attrarre candidature più allineate.
A differenza dei job board, i social sono canali bidirezionali. Commenti, messaggi diretti, reazioni e condivisioni fanno parte della candidate experience, anche se spesso non vengono gestiti come tali. Rispondere a una domanda sotto un post, chiarire un dubbio in DM o semplicemente riconoscere un’interazione contribuisce a costruire una relazione iniziale.
L’ultima fase è la più critica: trasformare l’interesse in candidatura. Un social recruiting efficace riduce al minimo la distanza tra contenuto e azione, guidando il candidato verso una application semplice, coerente e integrata con ATS e processi HR.
Se la conversione è ben progettata e orientata, i social portano sì più candidature, ma anche candidature migliori, già informate e motivate.
Nel complesso, possiamo dire che il social recruiting funziona quando i social non vengono trattati come canali separati, ma come parte integrante della strategia di talent acquisition, allineata a obiettivi, processi e criteri di selezione.
Ora veniamo all’aspetto più pratico: come fare a sfruttare il pieno potenziale dei social per attirare nuovi talenti? Ecco alcune strategie di social recruting da testare.
Ogni strategia di social recruiting efficace parte dall’employer branding. I social amplificano ciò che l’azienda è davvero: valori, stile manageriale, modo di lavorare, opportunità di crescita. Se il messaggio è incoerente rispetto alla realtà interna, il rischio non è solo attrarre le persone sbagliate, ma aumentare il turnover e il quite quitting dopo l’assunzione.
A proposito, se ti interessa il tema del turnover, abbiamo preparato un whitepaper che parla proprio delle cause di questo fenomeno e di come ridurlo nelle aziende. Puoi scaricarlo gratuitamente cliccando qui.
In questo senso, i dipendenti hanno un ruolo importantissimo: quando diventano ambassador credibili, il messaggio risulta molto più autentico di qualsiasi comunicazione istituzionale.
COSA PUÒ FARE CONCRETAMENTE UN HR?
Nel social recruiting i contenuti fanno la differenza tra visibilità e attrazione reale. I post che performano meglio non sono quelli “più curati”, ma quelli che aiutano le persone a capire come si lavora davvero in azienda.
Se è vero che chi legge (ovvero, un potenziale candidato) non sta solo valutando un ruolo ma vuole capire cosa c’è dietro all’azienda, è altrettanto vero che può farlo più facilmente se riesce a immaginarsi dentro quel contesto.
Ecco perché parlare di team, progetti, momenti di crescita e cultura organizzativa sui social è una leva molto più efficace delle job description stesse.
COSA PUÒ FARE CONCRETAMENTE UN HR?
Nel social recruiting, l’advertising non serve a “fare volume”, ma a raggiungere le persone giuste nel momento giusto. Ha senso investire in annunci sponsorizzati quando il pubblico target è difficile da intercettare con la sola reach organica, quando il ruolo richiede competenze specifiche o quando si vuole accelerare un processo di hiring senza sacrificare la qualità.
Il vero valore sta nel targeting. Le piattaforme social permettono di segmentare per ruolo, seniority, competenze, settore, interessi professionali e comportamenti, rendendo possibile una comunicazione molto più mirata rispetto ai canali tradizionali. Procedendo in questo modo, puoi ridurre dispersioni, migliorare la qualità delle candidature e rendere l’investimento più sostenibile anche per HR team piccoli o medi.
COSA PUÒ FARE CONCRETAMENTE UN HR?
Nel social recruiting le persone contano quanto (e spesso più) del brand. I candidati si fidano di chi racconta il lavoro dall’interno, non solo dei canali corporate. Per questo il coinvolgimento diretto di recruiter e hiring manager è una leva strategica: rende la comunicazione più credibile, accorcia la distanza con i candidati e migliora la qualità delle interazioni già prima della candidatura.
Teniamo in considerazione che il recruiter è spesso il primo volto dell’azienda con cui un candidato entra in contatto. Quando il recruiter comunica in modo coerente, professionale e autentico sui social, contribuisce in modo diretto all’employer branding e alla fiducia nel processo di selezione.
COSA PUÒ FARE CONCRETAMENTE UN HR?